22-04-2010
La Banca Interprovinciale cerca il suo spazio
L’istituto è partito con 40 milioni di capitale e 30 di impieghi
«Non volevamo passare per clandestini, ma abbiamo preferito partire
senza troppi proclami viste le condizioni di mercato».Così si è espresso il professor Sido Bonfatti alla prima uscita, prima soltanto in senso ufficiale, della Banca Interprovinciale (Bip): società per azioni dal capitale sociale di 40 milioni che, oltre la sede centrale di via Emilia Est a Modena, vanta una filiale a Formigine e una a Casalecchio di Reno.
«Abbiamo chiesto l’autorizzazione alla Banca d’Italia a inizio 2009 e a metà anno siamo diventati operativi», ha spiegato ieri Bonfatti, ordinario di diritto bancario all’Ateneo di Modena.
«Nel frattempo, volgendo a nostro favore i tempi della burocrazia, abbiamo cambiato il nostro progetto industriale: abbiamo assunto un carattere maggiormente commerciale rispetto al previsto».
L’Interprovinciale è tutt’altro che una boutique finanziaria: da lì la necessità di un «forte capo-azienda», individuato in Alessandro Gennari, da gennaio direttore generale.
LA MISSION - Ieri, Gennari, ha chiarito che «non è facile entrare un mercato in cui vi sono già grandi player».
Nondimeno, anche nelle presentazioni diffuse su internet la Bip espone l’obiettivo di inserirsi nei vuoti lasciati da istituti che si sono allontanati dal territorio, come Unicredit.
«Ci rivolgiamo a soggetti con patrimoni contenuti, famiglie e pmi», ha chiarito Gennari.
«Al 31 marzo abbiamo avuto una raccolta di 30 milioni, pari agli impieghi.
Cercheremo di essere una banca a km 0, che investe sul territorio da cui prende.
Per questo abbiamo aderito agli accordi regionali e provinciali sui Consorzi fidi.
E cercheremo di essere competitivi sui prezzi grazie a una struttura snella, senza rinunciare a distribuire prodotti come i fondi comuni d’investimento, per i quali c’è un accordo con Ubi Pramerica, o come le polizze assicurative di Eurovita».
«Il primo esercizio si è chiuso con un piccolo utile, che potrebbe nei primi anni non ripetersi», ha aggiunto Bonfatti.
IL SOCIO FORTE - Il vice di Bonfatti è il presidente della Cassa di risparmio di Rimini (Carim), Giuliano Ioni, e i due istituti condividono pure il presidente del collegio sindacale, Bruno Piccioni.
La Carim è infatti l’azionista di maggior peso tra i 58 di Bip, e così entra sul mercato emiliano senza aperture dirette.
L’istituto romagnolo ha un patrimonio netto di 382 milioni e 800 dipendenti: dopo aver subito i contraccolpi della vicenda Lehman Brothers, nell’esercizio 2009 ha più che raddoppiato l’utile, passando da 8,3 a 18,2 milioni.
«Ma attenzione», ha continuato Bonfatti.
«Carim, che ha 170 anni di storia, ci offre un’importante opera di consulenza, ma non è invadente riguardo le nostre scelte, né sul personale né sulle strategie.
Sottolineo che tanto la Carim quanto la Fondazione che ne detiene il controllo sono guidate da industriali e non da politici, come avviene altrove.
E non pensate che i soci di Bip puntino a capitalizzare l’investimento vendendo in tempi brevi».
Nel cda di Bip, peraltro, compaiono altri nomi noti, soprattutto professionisti modenesi: come il professor Alberto Lotti, anch’egli avvocato, noto, fra l’altro, come rappresentante di una cordata che la scorsa estate intendeva acquistare il Modena Football Club.
Il cda non coincide però in toto con gli azionisti, «ruolo che io stesso non rivesto», ha chiarito Bonfatti.
Nicola Tedeschini



